Hounsfield: l’uomo dietro la macchina

Nel 1979 il Karolinska Istitutet di Stoccolma prende la decisione di assegnare il Premio Nobel per la fisiologia o medicina al fisico Allan M. Cormack e all’ingegnere Godfrey N. Hounsfield. Nel comunicato stampa si indica come motivazione il loro contributo allo sviluppo della TC – tomografia computerizzata – descritta come un metodo radiologico rivoluzionario.

“This year’s Nobel Prize in physiology or medicine has been awarded to Allan M Cormack and Godfrey N Hounsfield for their contributions toward the development of computer-assisted tomography, a revolutionary radiological method, particularly for the investigation of diseases of the nervous system.”

The Nobel Foundation, 1979

Se a Cormack viene riconosciuto il contributo teoretico – egli pubblica nel 1963 e ’64 due studi, in cui analizza il problema matematico alla base della realizzazione della radiografia di una sezione trasversale del corpo umano – è Hounsfield ad essere considerato il vero e proprio padre di questa innovazione. E’ a lui infatti che si deve la realizzazione del primo TC scanner – che costruisce senza essere a conoscenza delle teorie di Cormack – e la sua introduzione nell’ambito della medicina.

Godfrey Newbold Hounsfield nasce a Newark (Inghilterra) il 28 agosto 1919, cresce nella piccola fattoria di famiglia e proprio lì comincia a sfruttare le opportunità della vita nella campagna industrializzata per sperimentare. Fin da piccolo è affascinato dai macchinari agricoli e nei suoi anni da teenager esordisce con la costruzione delle sue prime macchine. In particolare lo affascina il principio del volo, forse per questo allo scoccare della Seconda Guerra Mondiale si arruola come riserva nella Royal Air Force (RAF). Sfruttando le risorse del Royal College of Science – al tempo occupato dai RAF – segue corsi di radio-meccanica e si interessa di comunicazioni radio. Nel dopoguerra, grazie ai meriti ottenuti nei RAF, frequenta il Faraday House Electrical Engineering College di Londra e riceve finalmente il suo diploma.

Nel 1951 viene assunto ai Laboratori di Ricerca Centrale della Thorn EMI Ltd., ma è solo sedici anni dopo – nel 1967, studiando il potenziale della pattern recognition – che l’idea alla base della TC prende forma. Con il suo team lavora per inventare uno scanner a raggi X che potesse ruotare intorno al paziente. Nel corso della rotazione il macchinario avrebbe dovuto produrre delle immagini di sezioni della testa del paziente, che tramite un computer sarebbero poi state trasformate in immagini tridimensionali. Il primo TC scanner viene finalmente utilizzato nel 1971, a Wimbledon (Inghilterra), ma la costruzione dei primi prototipi lo terrà impegnato fino al 1976.

I primi TC scans furono installati negli Stati Uniti nel 1973 e nel 1980 si registrarono circa 3 milioni di esami fatti utilizzando gli scanners e nel 2005 si arrivò a più di 68 milioni. Godfrey Hounsfield muore il 12 agosto del 2004, senza mai sapere quindi che nel 2005 si arrivò a più di 68 milioni di esami e che oggi la sua invenzione è presente negli ospedali di tutto il mondo.

Risorse:
https://www.nobelprize.org/prizes/medicine/1979
https://www.invent.org/inductees/godfrey-newbold-hounsfield
ASRT’s “Computed Tomography in the 21st Century: Changing Practice for Medical Imaging and Radiation Therapy Professionals”

I raggi X

La TC utilizza i raggi X per effettuare le sue scansioni. Essi costituiscono una tipologia di onde elettromagnetiche con λ (lunghezza d’onda) compresa tra 0,01 e 10 nm, e dunque un’energia al di sopra dei raggi ultravioletti.
La loro scoperta risale al 1895 ed è attribuita a Wilhelm Röntgen, un fisico tedesco che ricevette il premio Nobel per la fisica nel 1901. La prima applicazione in ambito medico fu la radiografia, realizzata attraverso l’emissione di raggi X provenienti da un generatore sopra uno schermo fluorescente, definito rilevatore.

Con il termine raggi X si fa riferimento a diverse tipologie di onde: la principale distinzione è tra raggi X duri (se la loro energia fotonica supera i 5 KeV) e molli. L’energia fotonica è l’energia contenuta in un singolo fotone; l’unità di misura è l’elettronvolt ed è calcolabile con la seguente formula:

Dove h è la costante di Planck (6.626×10^-34 J), c la velocità della luce nel vuoto (2,998×10^8 m/s) e λ la lunghezza d’onda. I fotoni possono attraversare la materia solida senza variazioni di moto e, per questo motivo, vengono utilizzati per la radiodiagnostica.

Il generatore, definito anche tubo a raggi X o tubo radiogeno, genera un flusso di corrente tra un catodo e un anodo. Il catodo è costituito da un filamento riscaldatore, generalmente in rame, collegato ad un circuito ad alta tensione. L’anodo è invece un disco di metallo pesante (leghe di molibdeno) e può essere statico o mobile, per accelerare la dispersione del calore. Oltre al generatore classico è possibile trovare un altro modello, composto da nanotubi di carbonio. Esso produce una quantità di calore nettamente inferiore, richiede molto meno tempo e grazie all’avanzamento delle nanotecnologie può raggiungere le dimensioni di un accendino tascabile.

Sul rilevatore, solitamente digitale (precedentemente di tipo fotografico), le zone che corrispondono a tessuti densi come le ossa, appaiono come delle ombre, perché i fotoni sono stati assorbiti maggiormente che nelle zone meno dense. Per migliorare la qualità delle immagini nello studio di vasi sanguigno o organi cavi si utilizzano elementi di contrasto. Alcuni di essi, come il Torio, si rivelarono tossici e sono stati sostituiti oggi da Solfato di Bario (BaSO4) o composti a base di Iodio, quali l’acido diatrizoico (C11H9I3N2O4).

Struttura molecolare dell'acido diatrizoico.
Acido Diatrizoico

A seconda del tipo di scansioni, la quantità di radiazioni a cui si è sottoposti è variabile. L’unità di misura standard è basata sul rapporto tra la massa (in chilogrammi) e l’energia depositata (in Joule). La dose effettiva si esprime in mGy (milliGray) mentre la dose assorbita in mSv (milliSievert). Un’osteodensitometria, o DEXA, volta a calcolare la densità minerale ossea comporta un’esposizione media a 0,001 mSv in un adulto.
Una TC sulla regione addominale e pelvica, con o senza contrasto, comporta un’esposizione a 20 mSv.
Le conseguenze dell’esposizione intensa alle radiazioni sono molteplici, quali comparsa di malattie cardiache, oncologiche o danni nel breve termine (ustioni chimiche, ipertiroidismo, squilibrio ormonale).
In particolare, uno studio condotto nel 2009 [1] ha dimostrato che il 40% dei pazienti sottoposti a TC nella regione encefalica aveva riportato perdita dei capelli più o meno intensa [2].

tabella di radiazione medica tradotta in italiano

Ciononostante, i benefici continuano ad essere superiori agli svantaggi e la TC rappresenta uno strumento valido e privo di alternative meno invasive.


Risorse:
– [1]  Wintermark, M.H. LevAmerican. FDA Investigates the Safety of Brain Perfusion CTM. Journal of Neuroradiology Jan 2010, 31 (1) 2-3; https://doi.org/10.3174/ajnr.A1967
– [2] Furlow, BA. Radiaton dose in computed tomography. Radiol Technol. 2010 May-Jun;81(5):437-50.

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